Anteprima Source Self Made Design 2015, autoproduzioni protagoniste a Firenze

Riflettori accesi su Firenze, dove da domani al 20 settembre 2015 andrà in scena per il terzo anno consecutivo, Source, mostra internazionale dedicata al design autoprodotto. Qui, nelle sale di Villa Stozzi, sede del Sino Italiano di Design, l’Estate Fiorentina volge al termine con un’imponente rassegna dedicata a designer e progettisti che seguono l’intera filiera produttiva, dall’ideazione, alla produzione, alla distribuzione. 70 talenti italiani e internazionali affolleranno l’esposizione con le loro novità durante questa nuova edizione che cresce e si espande di anno in anno; più giorni di apertura, più spazi a disposizione di partecipanti e visitatori e soprattutto un sempre più ricco programma di attività di formazione, incontri, talk e contest. Organizzato dall’associazione culturale Altrove e curato da Roberto Rubini, quest’anno vede la collaborazione di Federico Angi, Massimo Barbierato, Valia Barriello, Andrea Cattabriga, Matteo Devecchi e Irene Voi che hanno selezionato i partecipanti per offrire una panoramica completa sull’universo del self made design raggruppandoli i 6 categorie: Arredi e complementi, Illuminazione, Ricerca e sperimentazione, oggettistica, gioielli e scuole.

Source-2015-firenze

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Difficile, direi impossibile, anche in questo caso farli stare tutti dentro in un post, per cui decido di esplorare in anteprima le proposte dedicate al complemento e l’oggetto di arredo, con una veloce incursione nell’area della ricerca e della sperimentazione e considerate le numerose presenze, domani Funk design si sdoppia per un’edizione speciale. Inizio con i complementi, dove troviamo gli Architetti Artigiani Anonimi, punto di contatto tra pensiero creativo e la sua traduzione dove il concetto di anonimato rappresenta la limitazione del narcisismo personale a favore del valore progettuale, la consolle Iron Beat recupera la più spontanea espressione dell’abitare. KM199 di Giovanni Cirillo presenta 5:55 piccolo tavolo realizzato in metallo e pietra. Semplice, essenziale mantiene un tono monocromatico pur accostando diversi materiali. Quello di The Fablab, brand che nasce dalla vicinanza professionale di Elena e Francesco Colorni, è invece un tavolo da muro realizzato con l’utilizzo di tubolari di ferro verniciato; un piano d’appoggio semicircolare in plexiglass per oggetti di uso quotidiano che sembra raggiungere l’equilibrio in punta di piedi. Leggera e double face la sedia Roma di Giovanni Bartolozzi che, grazie a una semplice rotazione, può essere utilizzata anche come poltrona. E’ ibrida e realizzata dalla curvatura di un unico foglio in multistrato di rovereSgambetto invece, è il tavolo di Andrea Fantinato. Attrezzato e personalizzabile è in legno con piano in multi-strato di pioppo e gambe in metallo verniciato in diversi colori. Molto pratico, si monta e si smonta facilmente ed è caratterizzato da una gamba portante multi-funzione, porta borse, appendiabiti, porta oggetti. Nel tavolo è presente una feritoia dove sono inseriti dei vassoi che si incastrano permettendo di accogliere piante e strumenti per lo studio e il lavoro.

ARCHITETTI-ARTIGIANI-ANONIMI-IRON-BEAT-CONSOLLE

KM199-giovanni-cirillo-5.55

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Indubbiamente uno dei settori più difficili per l’autoproduzione e quello dell’illuminazione, ciò nonostante quello che troveremo a Source merita una certa attenzione. Ancora di Andrea Fantinato MeTube, lampada da tavolo e da terra che si fa notare grazie alla sua versatilità e al semplicissimo concetto di linea sottile. Ha scomposto l’estetica del classico neon con una sottile struttura interamente in acciaio che si snoda con due luci a led direzionabili e a basso consumo. Aude, il laboratorio fondato dall’architetto Francesca Di Croce e dall’ebanista Francesco Cremonini, sorprende con WIP. Evocano ricordi d’infanzia con il profumo del cedro, il legno usato per fare le matite. Questa lampada da tavolo ha un paralume in cedro tornito e una base in acciaio. A seconda della necessità, ma anche del mood, la luce che diffonde può essere orientata sia verso l’alto, sia verso il basso. Materiali poveri si incontrano in Orion e insieme danno vita a un qualcosa di inaspettato. Leonardo Criolani crea una lampada scultura che regala nuove forme e nuovi giochi di luce. Realizzata con pasta di legno come materiale base è modellata con polvere di legno e colla attraverso uno stampo. Da Parigi, Patrick Jouin si ispira alla natura e allo sbocciare dei fiori, Bloom è la sua proposta. Una lampada da tavolo con un  paralume stampato in 3D che si espande e si richiude per rilasciare o per trattenere la luce.

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Ma veniamo all’oggettistica, dove tutto ciò che riguarda il food e la cucina sembra farla da padrone. Del resto siamo ancora nel semestre di Expo 2015. E allora pane al pane come alimento primario per l’uomo. Per Cristian Visentin da un ceppo in legno massello tornito, prende forma un tagliere il cui manico ha la doppia funzione di coltello per affettarlo e di presa per servirlo in tavola. Geppo riunisce in un solo oggetto due elementi, il pane e il legno, nel rispetto della natura che evoca tradizioni rurali. Codice riunisce tre designer attenti al rapporto forma-funzione e ai materiali, Anna Maria Cardillo, Paolo D’Ippolito e Leonardo Rossano insieme esprimono concetti contemporanei e personali. BB è un bicchiere pensato per soddisfare, con uno stesso oggetto, le varie esigenze della contemporaneità. La forma cilindrica classica si assottiglia nel gambo, grazie alla lavorazione artigianale della soffiatura a lume, per poi generare un altro contenitore che diventa sostegno del suo alter ego. Il suo essere duplice crea la condizione di salvaspazio in modo ironico ed innovativo in tavola. NDRofficina di Nausica De Rosa è presente con Molla, contenitori realizzati in terraglia bianca, gres e terracotta tutti torniti a mano. Ispirati fortemente all’architettura e alle costruzioni, bulloni, tubi di ferro, metalli ad alta resistenza sono il tratto distintivo e molle a trazione divengono i manici degli elementi di questa serie. Dall’Argentina invece Augustina Bottoni celebra il rito del tè con una bottiglia in vetro che ne valorizza la contemplazione con affascinanti giochi luminosi. Glow mantiene caldo il tè in tavola e agisce come una lente esaltandone la bellezza.

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Non solo cucina nell’area dedicata agli oggetti, originali le proposte di vasi e contenitori. Quelli del londinese Jonathan Keep sono quasi delle sculture realizzate in argilla con tecnica 3d. Green e Red assumono forma organica captando i suoni dall’ambiente circostante mediante codici numerici nascosti in ogni elemento. Ogni pezzo è stampato con una BigDelta WASP poi cotto, dipinto e smaltato da Ivo Sassi, maestro ceramista di Faenza. Stampa 3d anche per Ergatory del belga Isaie Bloch, i vasi della serie Chroma hanno finiture a bassa tecnologia e utilizzano materiali instabili, la stampa in ceramica produce quindi piccole variazioni e ogni pezzo avrà differenti sfumature che lo renderanno simile agli oggetti fatti a mano. Sofia Crescioli e Giulio Bogani con StudioAlchemico propongono Djenga, vaso modulare dedicato alle piante grasse. Un set di 9 piccole vaschette smaltate di bianco e 3 con colori primari che possono essere riempite di terra e poi composte a scelta per diventare una piccola colonna che si erige e che ricorda quelle dell’antico gioco della Jenga.

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Spazio anche a progetti, ricerca e sperimentazione. Erika Braccini partecipa con due proposte davvero innovative. Wonders è un nuovo concetto che utilizza scarti di striscioni pubblicitari in PVC per produrre tessuti unici e inaspettati. Materiali che abitualmente sono destinati a un singolo utilizzo per essere poi gettati, sono in questa occasione riutilizzati come filo, tessuto a sua volta con cotone naturale per creare una stoffa versatile da impiegare per la produzione di cuscini. Ma l’idea che considero tra le più sorprendenti di questa edizione di Source è sicuramente Gaia Cabinet. Una cassettiera mobile che contiene terreno e lombrichi; progettata per essere portata in giro per le città nelle scuole allo scopo di insegnare ai bambini quanto siano importanti i lombrichi per le nostre vite, quanto sia fondamentale limitare lo spreco di cibo, e poterlo riciclare dandolo ai lombrichi in modo che essi possano trasformarlo in sostanze nutritive che rendono il terreno nel quale vivono estremamente ricco di nutrienti essenziali per il nostro cibo. In plastica riciclata e acciaio inossidabile, entrambi riciclabili è stata concepita con lo scopo di essere in linea con i principi dell’economia circolare senza rifiuti. Non poteva mancare Davide Aquini con un progetto tra il ludico e il decorativo. Sperimentazione pura su materiali. Fruscìo di marmo è un gioco che riutilizza i resti di marmo rotto che avanzano dopo la sgrezzatura delle lastre. Al primo movimento d’aria i cocci si muovono come foglie, generando un piacevole suono simile ad un tintinnio. Ogni pezzo è semplicemente forato e legato con un filo da pesca ad una struttura in metallo verniciato. Si appende al soffitto tramite un moschettone colorato e una corda da arrampicata in tinta.

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davide-aquini-fruscio-di-marmo

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Per la prima volta a Source anche un temporary shop dove poter acquistare gli oggetti esposti e anche quelli presentati durante le precedenti edizioni come ad esempio la lampanda da tavolo Lanx di Alessandro Marelli. Dal design essenziale ed elegante strizza l’occhio alla tecnologia di ultima generazione. Si avvale infatti di un display Oled con la capacitò di emettere luce propria, senza l’ausilio di componenti aggiuntivi. Un matrimonio perfetto fra tecnica e tradizione, rivestendo il film del diffusore con sottili lastre di legno di noce che nascondono i cavi di alimentazione.

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Concludo questo post prima che assuma lo spessore di una vecchia enciclopedia, Funk design vi aspetta domani per il secondo e ultimo capitolo dedicato a questo ricco appuntamento fiorentino con l’autoproduzione, c’è ancora molto da scoprire, stay tuned!

 

Riccardo Chiozzotto

Riccardo Chiozzotto

Ha un curriculum definito nel gergo dei cacciatori di teste ”nervoso”, questo solitamente indica un percorso di varie esperienze diverse tra loro. Teme infatti di essere sopraffatto dalla noia e così preferisce aprire continuamente nuove finestre sui micro mondi che riempiono il cosmo della comunicazione. Forse per questo, al di la di qualsiasi tag, preferisce definirsi comunicatore. Di fatto nasce pr, diventa giornalista e poi casca nella rete e si dedica a nuove strategie per i media digitali. Come giornalista scrive delle sue passioni per raccontare storie. E ora che strizza l’occhio al blogging, cura la sua rubrica settimanale Funk Design su Momastyle.com.